RadioPeng values part 2

Written by on June 13, 2020

Una amica sta facendo una ricerca su gruppi di nomadi e gypsies che si sono adattati a usare i social media per tenersi in contatto con altri gruppi di nomadi a distanza, nei loro viaggi. L’esperienza migratoria e’ familiare ai miei amici. Continuare a stare in contatto con le proprie radici, geografiche, culturali, spirituali, e’ una scelta che molti di loro fanno, una scelta che spesso e’ laboriosa, fatta di emozioni e scambi a distanza, di cose e amicizie che finiscono e lasciano spazio a nuove esperienze.

Se uno crea un conto su youtube o su facebook, il conto può essere usato da pochi o molti utenti. Per le comunità che studia la mia amica, passare sotto i radar e rimanere assolutamente privata la comuniazione e gli scambi con la propria gente e’ un vantaggio, come scavare un tunnel sotterraneo in mezzo a una grande proprietà.

Questi gruppi di zingari colonizzano youtube e i social con altre persone che rimangono visibili/invisibili. Gli scambi sono personali, gli indirizzi sono ben noti ai loro amici e parenti ma non a tutto il resto del mondo. Non si tratta di deepweb, se uno va a cercarli li trova, ma restano lí lontani dal ‘mainstream’ senza curarsi di attrarre grandi numeri. Usano il mezzo per stabilire e mantenere dei contatti umani, scambiare informazioni estendendo l’ uso tradizionale di telefono e posta. Pubblicano filmini, musica, discussioni più dettagliate, oppure litigano a distanza. Come andare a trovare uno a casa sua col computer e farsi compagnia dicendosi cose interessanti e personali, anche a grande distanza.

E’ un’ idea diversa dall’ uso chiassoso sostenuto dai grandi social media. Generalizzando, la vita sui social consiste nell’ acchiappare l’ attenzione, aumentare i tuoi likes, urlare piu’ degli altri qualcosa di estremo. Se va bene, con determinazione e a poco a poco, potrai anche tu unirti ad altri influencers e magari vendere qualcosa, diventare famoso.

Niente di male, per carità. Ma che gran perdita di tempo, e perchè?

Durante il COVID-19, stando tanto a casa, abbiamo cercato amici e parenti che hanno ricominciato a dialogare su zoom, su whatsapp, sui social media. Più di prima, quasi esclusivamente su queste piattaforme. In questa situazione di estremo isolamento e’ diventato chiaro che fosse necessario uno spazio per il contatto umano, e questi mezzi ce lo permettevano, come forse i nostri figli chiusi nelle loro stanzette avevano gia’ capito da tempo.

Di questi contatti umani/digitali che testimoniano la nostra esperienza e-personale, e quella degli altri, adesso ci sembra di non poter piu’ fare a meno. Se noi abbiamo attaccato radiopeng sull’ onda dell’ispirazione, altri fanno blog, fanno le loro radio, scrivono le loro storie. È una delle cose che sono cambiate post-COVID19.

Ci siamo trovati a pensare alla radio come un posto dove comunicare, cercare qualcosa di umano che trasmettesse i nostri pensieri, le cose che ci piacciono, che fanno i nostri amici e che ci interessano. Un modo di testimoniare la creativita’ che non cerca successo, ma che e’ essenziale per fare la nostra vita godibile e vera. Spesso sono testimonianze che possono sparire sotto un letto, come l’ arte degli outsiders. A rischio di scomparire come la straordinaria opera di uno come Vincenzo Rabito. Rabito, un capocantoniere siciliano come tanti altri, decise di scrivere a macchina la sua storia perche’ capí che valeva la pena raccontarla. Senti’ forte la responsabilita’ di comunicare le cose che aveva visto, i suoi pensieri e la sua storia. Si inventò un metodo per scriverla a macchina nonostante non avesse idea di come farlo inizialmente. Era una storia di italia nel ventesimo secolo vista dal basso e testimoniata direttamente. La sua lingua era cosí vera e la storia cosí interessante che suo figlio la recuperò e la pubblicò.

Sará idealismo, ma ci sembra che ce ne siano tanti che hanno cose importanti da dire. Bisogna cercarli, osservarli, registrarli e promuoverli questi privati esempi privati di creatività. Non diventano successi commerciali perche’ non sono fatti per il successo, sono soprattutto nati da un bisogno di esprimersi, sopravvivere e crescere. Sono manifestazioni di qualcosa di personale che deve venir fuori. Qualcosa che ci sembra importante quando viene fuori, che cerca di raggiungere qualcuno che sappia ascoltare, che a volte potrà anche svilupparsi, creare nuove idee.

Ascoltare e’ sempre più complicato. Noi vogliamo ascoltare. Musica innanzitutto, ma anche parole e pensieri. Vogliamo ascoltare con tutti i sensi, guardare e vedere quello che amici e parenti e amici di amici hanno da dire, qualcosa che ci serva per restare umani in un ambiente che diventa strano e distante. Vogliamo riconoscerci anche a grandi distanze, nella speranza di incontrarci in un mondo sotterraneo e meraviglioso dove conversano passioni e idee. Un posto che sia nascosto in piena vista, lo spazio che adesso chiamiamo radiopeng. Giocate con noi.

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